Salute

Infezioni urinarie, più prevenzione in estate

In collaborazione con il Dott. Emilio Emili, specialista in urologia

 

Le donne sono più soggette alle infezioni urinarie, soprattutto in estate?

Sì, assolutamente. Le cause sono principalmente anatomiche. L’uretra femminile, lunga circa tre centimetri, rappresenta l’unico sbarramento tra l’ambiente esterno e la vescica. Nell’uomo, invece, l’uretra è molto più lunga e meglio protetta. Inoltre, nella donna l’uretra è molto vicina alla vagina e al retto, rendendola un “organo bersaglio” facilmente esposto alle infezioni. Non a caso, il 20-25% delle visite ambulatoriali urologiche nel mondo riguarda proprio le cosiddette cistiti.

 

Quali sono i sintomi più comuni? Come riconoscere un’infezione in corso?

I sintomi principali sono:

  • ematuria (presenza di sangue nelle urine);
  • stranguria (bruciore durante la minzione);
  • pollachiuria (necessità di urinare spesso).

A questi, in molti casi, si associa anche la febbre.

 

Una volta identificati i sintomi, come si procede con il trattamento?

Il primo consiglio è quello di garantire un’abbondante idratazione: almeno due litri d’acqua al giorno. L’idratazione, soprattutto d’estate, è fondamentale perché una minore diluizione delle urine favorisce la proliferazione batterica. A questo si affianca un’ecografia dell’addome completo e, in casi selezionati, anche una citologia urinaria, che analizza la presenza di eventuali cellule alterate. Naturalmente si possono prescrivere anche urinocoltura e antibiogramma.

Vorrei però chiarire un equivoco molto diffuso: la diagnosi di cistite non può basarsi esclusivamente sull’esito dell’urinocoltura. Ci sono pazienti con sintomi molto evidenti e urinocoltura negativa, così come persone con urinocoltura positiva ma completamente asintomatiche. La presenza di batteri nelle urine – batteriuria – non è sempre indicativa di un’infezione da trattare. E, di conseguenza, non ha senso prolungare inutilmente una terapia antibiotica solo perché l’urinocoltura continua a risultare positiva.

Esistono inoltre forme di cistite non batterica, legate a un’iperattività vescicale o a una flogosi sterile. Non tutto si può ricondurre alla semplice equazione “batteri presenti = infezione”.

Se comunque, dopo l’idratazione e gli accertamenti diagnostici, emerge una causa batterica, si imposta una terapia antibiotica mirata in base all’antibiogramma.

 

Come è possibile prevenire le infezioni urinarie?

Anche qui l’idratazione gioca un ruolo cruciale. Evitare l’abuso di alcol è importante, ma non esistono restrizioni rigide come nel caso di alcune altre patologie (es. il divieto di fumo per chi ha avuto un tumore al polmone). È più che altro una questione di moderazione: attenzione a fumo, alimenti molto piccanti o grassi, e uno stile di vita equilibrato.

 

D’estate si pongono altri problemi: il costume bagnato, l’acqua del mare, la sabbia… Possono favorire le infezioni?

Non direttamente, ma una buona igiene è fondamentale. Dopo la spiaggia è buona norma fare una doccia e cambiarsi il costume. L’ambiente umido può favorire irritazioni, perciò è importante evitare di restare a lungo con indumenti bagnati.

 

L’attività sessuale ha un ruolo nelle patologie dell’apparato urinario?

Più che la frequenza o l’intensità conta anche qui la gestione igienica. È essenziale che entrambe le persone coinvolte prestino attenzione all’igiene, prima e dopo il rapporto. In estate, la disidratazione può essere un ulteriore fattore predisponente.

 

In caso di sintomi ricorrenti qual è l’approccio più indicato?

Spesso arrivano pazienti con una lunga storia di sintomi ricorrenti, accompagnati da una documentazione corposa: visite da ginecologi, neurologi, fisioterapisti, ecc. In questi casi si richiedono indagini di secondo livello, come la cistoscopia o la TAC. Tuttavia, queste non sono esami di routine: si prescrivono solo se emergono elementi sospetti all’ecografia o altri esami preliminari. Se la diagnosi di cistite è certa, queste indagini non sono necessarie.

 

Gli integratori sono utili nel campo delle infezioni urinarie?

È un argomento delicato. Da un lato non esistono evidenze scientifiche forti che dimostrino l’efficacia degli integratori per la prevenzione o cura delle infezioni urinarie. Non possiamo insomma equipararli a farmaci che hanno cambiato la storia della medicina, come gli antibiotici o i vaccini. Dall’altro lato, c’è un tema economico non trascurabile: parliamo di milioni di persone che spendono centinaia di euro per assumere prodotti di dubbia utilità, spesso per mesi. Non dico che debbano essere aboliti, ma sicuramente andrebbero regolamentati e le aspettative ridimensionate.