Dalla gestione del dolore al ritorno all’autonomia, la dottoressa Erika Bagolini racconta il ruolo della medicina riabilitativa nei centri del Gruppo Monti Salute Più, tra approccio integrato, prevenzione e nuove abitudini di vita
Recuperare una funzione, ridurre il dolore, restituire autonomia. È attorno a questi obiettivi che ruota il lavoro del fisiatra, figura spesso poco conosciuta ma centrale nei percorsi di cura. «Il nostro compito è accompagnare il paziente verso un recupero funzionale adeguato e, quando possibile, verso la piena autonomia», spiega la dottoressa Erika Bagolini, medico chirurgo specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa, che collabora con il Gruppo Monti Salute Più nei centri Pluricenter di Bologna e all’AcquaAbios di Minerbio.
Il fisiatra interviene in una fase precisa del percorso di cura: quella successiva all’evento acuto. «Entriamo in gioco dopo un ricovero, un trauma o un intervento chirurgico, quando gli altri specialisti hanno già fatto la loro parte. Il nostro obiettivo è riportare il paziente a una vita il più possibile funzionale» indica il medico. Una disciplina che abbraccia ambiti diversi, dall’ortopedia alla neurologia, e che si occupa di tutto ciò che può compromettere la capacità di movimento e, di conseguenza, la qualità della vita.
Proprio il dolore e la limitazione funzionale rappresentano le condizioni più frequenti osservate in ambulatorio. «Mi occupo soprattutto di patologie ortopediche legate a traumi sportivi o all’usura lavorativa. Le problematiche più comuni sono la lombalgia e la cervicobrachialgia, spesso causate da posture scorrette nella vita quotidiana o sul lavoro». Negli ultimi anni, tuttavia, qualcosa è cambiato secondo la specialista : «le patologie sono sempre le stesse, ma vediamo più disturbi a carico del tratto cervicale. L’uso prolungato di computer e smartphone ha portato a un aumento della cosiddetta “tech neck”, con dolore e rigidità a collo e spalle».
Disturbi che incidono in modo significativo sulla quotidianità. «Molti pazienti riescono a sopportare il dolore durante il lavoro, spesso con l’aiuto di farmaci, ma è nel tempo libero che emergono le difficoltà. Non riuscire a pettinarsi o ad allacciarsi le scarpe diventa una limitazione reale, che nel tempo si traduce in una forma di invalidità».
Da qui l’importanza di intervenire tempestivamente. «Il fisiatra lavora in ambito conservativo e non è la figura di riferimento quando c’è già un’indicazione chirurgica. Ma è fondamentale nella fase post-operatoria e in tutti quei casi in cui si può evitare l’intervento» spiega la fisiatra . Esistono però segnali che non vanno sottovalutati. «La perdita di forza o sensibilità negli arti, soprattutto in caso di lombosciatalgia, è un campanello d’allarme importante. Sono le cosiddette “red flag”, che richiedono una valutazione immediata». Ritardare la visita può avere conseguenze rilevanti. «Se un deficit neurologico persiste per anni, è possibile che la funzione sia compromessa in modo permanente».
L’importanza della riabilitazione
Alla base di ogni percorso riabilitativo efficace c’è un principio chiaro: la personalizzazione. «Ogni paziente è diverso, e il trattamento deve essere costruito su misura». Un elemento, però, resta imprescindibile: la rieducazione motoria. «Eliminare il dolore senza correggere il movimento scorretto significa non risolvere il problema. Il rischio è che si ripresenti». Il movimento, d’altra parte, è centrale. «È il motore della riabilitazione. Un paziente che non si muove o ha difficoltà a farlo è un paziente che va trattato, senza eccezioni», insistela la dottoressa Erika Bagolini
Fondamentale anche la continuità. «Il percorso non finisce quando il paziente esce dal centro. La riabilitazione deve diventare un punto di partenza per mantenere i risultati nel tempo, attraverso un’attività fisica mirata». Un approccio che trova una declinazione concreta all’Acquabios, dove il percorso si articola in più fasi: dalla visita fisiatrica agli eventuali approfondimenti diagnostici, fino alla presa in carico riabilitativa. «Disponiamo di palestra, piscine per la riabilitazione in acqua e spazi per trattamenti fisioterapici individuali. Il paziente viene seguito da un’équipe composta da fisioterapisti, massoterapisti e medici».
Il valore aggiunto è nell’integrazione delle competenze. «Approccio multidisciplinare significa utilizzare più metodiche insieme: rieducazione motoria, terapia del dolore, terapie fisiche come tecar, laser, ultrasuoni e onde d’urto, oltre a tecniche manipolative. Avere più strumenti consente di individuare la combinazione più efficace per ogni paziente», dettaglia la specialista.
Il nostro approccio
In questo contesto, l’acqua termale rappresenta una risorsa trasversale. «È utile nella maggior parte dei percorsi riabilitativi. Il calore rilassa la muscolatura e facilita il movimento, mentre la spinta di Archimede riduce il carico sulle articolazioni. Le controindicazioni sono limitate a casi specifici».
I risultati più evidenti arrivano spesso in tempi relativamente brevi. «Il primo segnale positivo è la riduzione del dolore accompagnata da un miglioramento del movimento». Tra i casi più frequenti, quello della cervicobrachialgia legata a problematiche di spalla. «Pazienti con postura scorretta e tendinosi della cuffia dei rotatori possono ottenere benefici significativi con rieducazione, soprattutto in acqua, e terapie fisiche mirate, evitando in molti casi trattamenti più invasivi».
Accanto alla cura, resta centrale il tema della prevenzione. «Oggi siamo sempre più sedentari. L’attività fisica costante è fondamentale, anche con esercizi di forza per mantenere il trofismo muscolare. Il muscolo è la nostra armatura: sostiene l’intero sistema». A questo si affiancano abitudini semplici ma spesso trascurate: «Alimentazione corretta, sonno adeguato, idratazione».
Il consiglio del medico, in presenza di dolore o limitazioni, è diretto. «Prenotare una visita fisiatrica il prima possibile. Intervenire precocemente aumenta le possibilità di recupero completo». E per chi vuole iniziare a prendersi cura del proprio corpo, il punto di partenza è altrettanto concreto: «Scegliere un’attività che piaccia davvero. La continuità è la chiave, e diventa naturale solo se c’è motivazione».






